sabato 21 gennaio 2017

Roberta Peters (1930 - 2017)

Tra le interpretazioni che ci lascia Roberta Peters, scomparsa l'altro ieri, occupa un posto speciale Don Pasquale: la sua Norina è una scarica di fuochi d'artificio. Per averne prova è sufficiente ascoltare il duetto con Malatesta in cui la varietà di accenti convocati per dare spessore alle gradazioni emotive che dividono la donna sentimentale dalla civetta, quella appassionata dalla furiosa, è memorabile e forse senza raffronti; il tutto con una forza interpretativa interamente risolta nello spartito, nella musica. C'è qui infatti, in poche battute, un saggio di tipi e caratteri che appartengono al bagaglio espressivo della cantante ottocentesca; un repertorio di affetti che si contempla quasi in citazione, fedeli a Donizetti che affidando Norina alla Grisi omaggiava in questo modo l'artista.
C'è nella Peters tutta la sapienza tecnica di far sembrare facile quello che non lo è affatto: le salite al do naturale, ad esempio, sono vere e proprie folgori, rese con morbidezza e lucentezza stupefacenti.
A rendere speciale l'ascolto contribuisce in modo determinante la bacchetta di Thomas Schippers. Con lui l'Allegro marziale si carica di un tono parodistico assolutamente appropriato:
«il gran cimento» di aggirare Don Pasquale sta tutto nei colori e nelle sincopi di una marcia alla Luigi Filippo che anticipa certi tratti di Offenbach.
Beati coloro che erano al Met quella sera e fortunati noi che possiamo ancora goderne. 


 

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