mercoledì 9 aprile 2014

"Les Troyens" alla Scala

Grande successo ieri sera alla Scala per "Les Troyens". Un Ottocento (francese senz'altro) che ha evocato nel costume e nelle macchine sceniche tanto l'epoca della Comune quanto quella di Luigi Filippo, in un gioco di prospettive storiche ampliate poi nella seconda parte: il Maghreb di una kasbah in laterite nella quale Enée può rivelarsi a Didon indossando una corazza cinquecentesca quasi fosse Vasco da Gama (ma ora il grand opéra è "Jérusalem"). McVicar ed i suoi collaboratori hanno colto in pieno la natura prismatica del capolavoro di Berlioz, costantemente sospeso tra mito e Storia che è anche - e soprattutto - storia del teatro in musica; uno spettacolo di intelligente gusto figurativo, capace di 'far palcoscenico' dove e quando serve. È stato il trionfo di Antonio Pappano e di un'orchestra che ha suonato meravigliosamente bene; dal vivo, nella memoria, ho Colin Davis e Zubin Mehta. Ieri sera (così come alla prova generale) mi sono portato a casa diversi momenti; uno su tutti, l'impasto di ottoni e legni nel duetto Didon-Anne. Quella di Pappano, formidabile accompagnatore, è una narrativa che respira col palcoscenico; un'eloquenza oratoria nutrita da un lirismo che è capace di mettere in valore tanto la timbrica quanto la costruzione di pagine monumentali quali "Châtiment effroyable!" e tutto il principio dell'atto terzo. Nel cast ho trovato Kunde in ottima forma, e così Mukeria/Iopas che ha regalato con la sua chanson un'oasi di canto legato e a fior di labbro. Continuo, invece, a non comprendere quali siano le virtù vocali da festeggiare nella Barcellona e nella Antonacci. Quest'ultima, tra Sprechgesang e gioco scenico generosissimo, mi è parsa ben più nel ruolo di Sorceress (l'opera è "Dido and Aeneas" di Purcell) che in quello della sacerdotessa troiana che richiede una tragédienne di grande oratoria e di mezzi ben più sostanziosi. Andate a vedere questa produzione! Ci sono ancora biglietti disponibili.











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