Rapide associazioni, e forse soprattutto un rifugio, in un giorno tanto drammatico: l’Ucraina del primo XVIII secolo nella commoventissima opera di Čajkovskij (l’ultima volta diretta alla Scala da Rostropovič che festeggiò offrendo a tutti un banchetto dietro le quinte, e baciandoci uno per uno alla russa finendo col versarsi vodka in testa) e Il Grande Gioco che, a differenza di quella che conto fra le letture più avvincenti, sembra non concludersi affatto.
giovedì 24 febbraio 2022
mercoledì 2 febbraio 2022
Monica Vitti (1931-2022)
«La tempesta è finita. Che profumo hanno gli alberi! Le stelle, la luna che porta a spasso i suoi ruderi attorno ai nostri; la neve, i ghiacciai. Come durano poco gli uragani! E come è breve la violenza. Tutto finisce e tutto si addormenta.»
Il mistero di Oberwald, regia di Michelangelo Antonioni (1980)
Senza Monica Vitti la storia del grande cinema non si può raccontare; mancherebbero all'appello i film di Antonioni. Ma lei è stata per il cinema, insieme ad Anna Magnani, anche la più grande attrice italiana.
lunedì 31 gennaio 2022
The Power of the Dog
The Power of the Dog è un film auspicabilmente andersoniano (leggi: Paul Thomas, ovvio). Ma trovo che la regia della Campion - ancorché ben premiata a Venezia - latiti in diversi punti, troppo confidando nel lasciar fare alla trama e a ellissi che vorrebbe fossero più pregnanti di quelle in risultato.
Anderson, dunque.
Il cattivo ha tratti da Daniel Plainview, capace però di redenzione. Qui, sullo schermo di Netflix, la California d’inizio Novecento è il Montana; fonte il romanzo di Savage.
Da baciare in fronte, come sempre, è Jonny Greenwood che ha scritto musica fatta di legni, stoffa e polvere di finestre illuminate. Sono sonorità che si tengono lontane anni luce dall’epica western, eppure trattengono segmenti e ombreggiature ricercatamente autoctoni.
Da ascoltare.
lunedì 17 gennaio 2022
Jean Santeuil
È cominciato l’anno di Proust e l'ho iniziato leggendo Jean Santeuil. A dicembre ho terminato per la seconda volta la lettura della Recherche (quanto cambiano proporzioni e messe a fuoco dopo un nuovo approccio col capolavoro assoluto! la narrazione si trasforma, letteralmente, sotto il nostro sguardo, pagina dopo pagina) e stavolta sono stato tentato di ricominciarla subito da capo. Mi sono trattenuto ma - avendo preso in mano e divorato il Monsieur Proust della Albaret - il soggiorno in quello stesso mondo pieno, totalizzante, si è così altrettanto prolungato. Il fatto è che quella pienezza, quella facoltà di avvolgere il lettore, impedisce poi di passare ad altro, almeno per un po'.
Ho cercato allora diversivo in nuove letture: Malaparte, Colette, poesie e racconti di Cernuda, una biografia su Carlo V e qualcos’altro. Ma il mondo di Proust mi restava attaccato in maniera tale da compromettere il pieno godimento di questi libri. Allora, complice una serie di nuovi ascolti musicali di area proustiana, ho scelto il romanzo «cartone» preparatorio della Recherche: Jean Santeuil, appunto.
Il romanzo "fallito" è da decenni materia di studio e non aggiungo certo nulla di nuovo scrivendone qui, se non per me stesso che ho scoperto in lui fino a che punto siano identici tanti ingredienti che formano il fratello incomparabilmemte maggiore; altri ci vengono invece sottratti, ma li troviamo qui con interesse e piacere: sono cenni su Balzac, Stendhal, Don Giovanni e un fulmineo ritratto di Picquart, per esempio.
La cifra - trascurando lo stile che è però questione nodale in Proust - è quella appuntistica, complice l'incompiutezza del romanzo. Ciò che mi ha più impressionato è però la freschezza, la genuinità di certi affondi che - malgrado la terza persona più debordante che la letteratura universale conosca - possiedono già il tono colloquiale della confessione all'amico e che, prima di diventare - come saranno - autentiche rivelazioni (ci vuole, insomma, il tempo ritrovato) leggiamo nel "Santeuil" con l'emozione e la gioia che ci trasmettono forse anzitutto per due ragioni: perché le sappiamo uscite dalla penna del più grande degli scrittori, qui poco più che ventenne e perché le raffrontiamo coi luoghi della Recherche nei quali quelle stesse verità sono giunte a compimento, a perfezione, avendo facoltà proprio nel romanzo primo di assaporarle ab origine, nel nucleo primigenio.
Ecco un esempio:
«Il desiderio di Jean, come quello di tutti gli innamorati, anelava a qualcosa di impossibile.
Quando non siamo amati, sentiamo molto bene come le nostre fantasie riferite a una certa persona e i nostri innumerevoli desideri non hanno alcun rapporto con la realtà. Ma non potendo attribuire una specie di realtà obiettiva alle nostre speranze nel vederle confermate da quella persona, avvertiamo grande felicità a ritrovarle nei poeti e nei musicisti. E siccome i sentimenti che vi ritroviamo espressi con tanta forza e che rendono ancora più reale il nostro amore, imponendolo come cosa ben distinta da un sogno personale, noi non possiamo separarli da colei che li provoca, finiamo col considerare tutti i giuramenti d'amore, tutte le parole appassionate in poesia e in musica, come ricordi di un sentimento reciproco che abbia realmente unito la nostra amica e noi, che avrebbe dovuto essere stato, così che riascoltiamo quelle melodie e ci ripetiamo quei versi asciugandoci gli occhi come se rileggessimo i messaggi d'amore di una donna che in seguito ci avesse traditi. E in quei momenti tutta la poesia amorosa, tutta la musica amorosa ci sembrano superiori alle altre. O almeno lo diciamo, benché forse il nostro pensiero non sia esattamente questo. Ma l'espressione di quel giudizio serve a liberare la felicità che quelle parole ci risvegliano. Come qualcuno che viene maldestramente urtato e dice: "Che idiota, come si fa a essere tanto stupidi da non badare alla strada", così, il più delle volte, diciamo parole che rivelano il nostro nervosismo, il nostro piacere, la nostra pena, più che idee sincere.»
mercoledì 5 gennaio 2022
Roma chiama Lecce
· «Degl’anni tuoi già spenti,
dimmi, che ti rimane? O folli inganni!
La beltà non ritorna, e tornan gl'anni.»
da Il Trionfo del Tempo e del Disinganno, 1707
libretto di Benedetto Pamphilj
Roma
· Palazzo Marrese, 1720
opera di Mauro Manieri
Lecce
Concerto di Capodanno 2022
Ninfe, gnomi, sirene, la fenice.
Gli esseri che hanno ispirato diversi brani di questo concerto sono, come lo è l’esecuzione, cose da Mille e una notte.
https://www.raiplay.it/video/2021/12/Concerto-di-Capodanno-Vienna-2022-e5601a6c-fdc9-4f90-896a-2daac1eb1185.html?wt_mc=2.app.cpy.raiplay_prg_Concerto%20di%20Capodanno%20Vienna%202022.&wt&fbclid=IwAR0DYTkTAo6xmCYkz6zrk-v8abhPhOnqPR0QsdW-qXpFPAZIQkEgLgu5JWw
Illusions perdues
L’ho visto mesi fa in anteprima e vedo che è al cinema in questi giorni. L’ho trovato un riuscitissimo incontro fra film d’autore e film di cassetta. Se vivessimo tempi più sereni, sarebbe il genere di pellicola adatta ad essere guardata dai ragazzi col prof. di francese, rigorosamente al cinema e in lingua originale come fecero fare a me e compagni col Cyrano de Bergerac di Rappeneau. Anche qui c’è Depardieu, ma anzitutto c’è l’attore del momento e speriamo pure del futuro: Benjamin Voisin. È un Lucien talmente sensazionale da far dimenticare, a chi ami il
capolavoro di Balzac, l’assenza in sceneggiatura del dolcissimo
personaggio di David Séchard.
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