martedì 17 dicembre 2013

Blue Jasmine

Chissà quanti delusi dagli ultimi film di Allen avranno la tentazione di perdersi "Blue Jasmine". Non fatelo, perché dopo i soliti rassicuranti titoli di testa + jazz inizia un Allen che non si vedeva dai tempi di "Match Point" (2005). Una buona scrittura e una bravissima protagonista che interpreta un personaggio tragico costruito coi toni della commedia; quella fatta per sorridere ma per ridere pochissimo.

 

Lina Vasta canta "Addio, del passato"

Una splendida Lina Vasta canta "Addio, del passato"; dal minuto 11.32. E' stata allieva di Giannina Arangi Lombardi, a sua volta allieva di Beniamino Carelli, uno dei più grandi maestri di canto del XIX secolo. A proposito di fil rouge!

 

lunedì 16 dicembre 2013

La Ligne de démarcation

Anche il Concerto per clarinetto in fa minore op. 73 di von Weber, sì. Tutti i piccoli e i grandi tocchi che rendono inconfondibile il cinema di Chabrol, qui nei suoi magnifici anni '60: "La Ligne de démarcation" (1966). Il soggetto è tratto dal romanzo di Gilbert Renault, l'agente segreto che al tempo dell'occupazione tedesca era conosciuto col nome di Colonel Rémy. Il cast è meraviglioso. Figurano, fra gli altri, Noël Roquevert e Jean Yanne (sua prima apparizione in un film del maestro). La coppia nobile è così formata: il conte de Damville, interpretato da Maurice Ronet, un personaggio incredibilmente sfaccettato, sfuggente (almeno sino alla conclusione), tratteggiato con pochi ma essenziali gesti come quello con cui cela il sorriso dietro il manico del bastone; e poi sua moglie, la sofisticata e intraprendente contessa inglese Jean Seberg, "qui écoute trop Radio Londres". 

venerdì 13 dicembre 2013

"La traviata" a Mosca (1935)

"La traviata" allestita a Mosca nel 1935 da Nemirovich-Danchenko, in piena temperie espressionista.


giovedì 5 dicembre 2013

"Ritratto di Marie Duplessis"

«Le donne oneste vogliono sapere come vivono e muoiono le altre donne, e queste ultime amano vedere la propria vita privata a teatro.»
(Jules Janin in «Journal des débats», 9 febbraio 1852, su "La dame aux camélias" di Alexandre Dumas andata in scena per la prima volta il 2 febbraio di quello stesso anno)

Camille-Joseph-Etienne Roqueplan, "Ritratto di Marie Duplessis", 1850 ca. (Musée Carnavalet di Parigi).


lunedì 18 novembre 2013

"Giovane e bella"

"Ma chérie, le temps n'existe pas, tu verras. C'est un présent perpétuel". Un'inossidabile Suzanne Flon (Tante Line) rivelava questa verità alla propria nipote nelle utlime sequenze di "La fleur du mal" di Chabrol (2003). Dieci anni dopo, le ribattono François Ozon e Charlotte Rampling in "Jeune et jolie", al cinema in queste settimane. Protagonista è una personalità individuale che sullo schermo si fa corpo e sesso; e Marine Vacth non è certo la nuova "Belle de jour". Lo spettatore di Ozon è abilmente sollecitato, e sino all'ultimo, a cercare le ragioni dell'agire di Isabelle/Léa. Il giudizio è sospeso, anzi deliberatamente ignorato; ma non la morale, racchiusa soprattutto nel movimento della mdp che alla fine del film riconduce dallo specchio al viso della protagonista, nuovamente sola nella stanza di un albergo. È proprio il tempo la risposta: il tempo che vive in ogni periodo dell'esistenza. Lì si consuma ogni rinascita, ogni scoperta, come durante le stagioni che, alla Rohmer, scandiscono questo racconto (semplici capitoli figuravano in "5x2"). Che ruolo intelligente ed efficace è affidato qui alle poche citazioni letterarie! De Laclos e Rimbaud; ragione e natura. Lo stile di Ozon è ora pienamente maturo (e sottovalutato), capace di dosare tempi, toni (e canzoni, come sempre) da comédie dramatique; e di ferire, quando è il caso. Che bello prendersi gioco della psicologia d'accatto così come dell'anti-convenzionalità della famiglia gauchista! Guardate questo film attraverso lo sguardo del regista, che è tutt'uno con quello puro e curioso del fratellino di Isabelle.

lunedì 28 ottobre 2013

Pastoral: To Die in the Country (Shūji Terayama, 1974)

«Fondamentalmente, il passato è una fantasia frutto delle nostre proiezioni mentali». «Ma sarebbe disonesto non sforzarsi di esprimere sinceramente ciò che in fondo è l'essenza stessa del mio essere. Non trovi che le nostre intere vite prendano forma sulla base delle esperienze della nostra infanzia?». «Penso sia il contrario! Le vedo più come un peso opprimente attorno a cui scaviamo senza sosta. Se un individuo non è libero dalle sue memorie, allora non è davvero libero». Shūji Terayama, "Pastoral: To Die in the Country" (田園に死す Den-en ni shisu), 1974