Angela Lansbury non è stata soltanto “La signora in giallo” ma anche una spietata madre, personaggio fra i principali di un grande film che - dati i tempi nostri da nuova guerra fredda - rischia di ritornare particolarmente attuale: The Manchurian Candidate (1962), regia del grandissimo John Frankenheimer.
martedì 11 ottobre 2022
L’Innocente
Ogni tanto riascolto e riguardo l’Innocente di Kozlovs'kyj e penso sempre quanto segue. È giusto contarlo fra gli esempi - non numerosissimi, altrimenti non si considererebbero eccezionali - in base ai quali si può dire che l’interpretazione è ben più di un’interpretazione: è un pezzo di storia della musica.
venerdì 7 ottobre 2022
The Tragedy Of Macbeth
L’ho tenuto a distanza per un po’ e recuperato soltanto ieri sera; tanto bruciava l’ultimo strampalato adattamento cinematografico di Macbeth (Kurzel, 2015). Ma con Coen non si poteva che riparare.
Tutto mi ha convinto in questo lavoro: la proficua consapevolezza d’inserirsi nel solco di una tradizione figurativa che per la tragedia scozzese vanta sullo schermo gioielli di una collana resa preziosissima da tre gemme (Welles, Kurosawa, Tarr); il protagonista che è il Macbeth più arrendevolmente stretto nelle spire da se stesso avvolte ch’io abbia mai incontrato, certamente al cinema (avremmo supposto che Washington, corpo attoriale tutto benevolezza e idealità, fosse tagliato per la parte?); il ritmo ineccepibile impresso da attori e regista al periodare versi e immagini; e al tacere tanto e bene le musiche, composte col contagocce dal fedelissimo Burwell per esaltare sonorità materiche indispensabili agli squarci orrorifici e indugi archi/fiati per far cantare poche, asciutte sospensioni.
venerdì 6 maggio 2022
The Eyes Of Orson Welles
L’avevo perso e l’ho recuperato sull’ottimo MUBI. Cousins è una garanzia (The Story of Film: An Odyssey, 2011) quando si tratta assemblare fonti e serrare le fila del racconto. Qui ha scritto una lettera d’amore al gigante re cavaliere buffone per antonomasia e ne è venuto fuori un documentario rigogliosissimo, parlato dallo stesso Cousins che di Herzog possiede quasi identica la voce e, qui, l’argomentare interrogativo, insinuante. La conclusione è prevedibile ma non scontata: Welles è stato sopra ogni cosa pittore, artista figurativo. Tra gli schizzi più sorprendenti (Cousins ha avuto accesso a uno scatolone delle magie) ci sono quelli per Cuore di tenebra. E ha ragione il documentarista: che Napoleone sarebbe stato Welles!
sabato 19 marzo 2022
Licorice Pizza
Sono tempi tremendi i nostri. Ed è bellissimo andare al cinema a ricordarsi che, però, siamo contemporanei di Paul Thomas Anderson.
Ho guardato Licorice Pizza ieri sera per la prima volta e so che ce ne saranno altre; chissà se fino a perdere il conto come è successo per quattro suoi titoli.
Qui un’annotazione riguardo allo stato di grazia adolescenziale e quindi onirica che riesce ad Anderson di catturare come fa soltanto - e per ciascuno di noi individualmente - la memoria. Il regista lavora senza mai inseguire i cosiddetti “temi”, lasciando che affiorino da se stessi per chi voglia riceverli senza prima farsi compiacere, vezzeggiare.
È questa predisposizione che talvolta depista gli spettatori pigri. Ecco, il cinema di Anderson non è fatto per condurli mano nella mano; le visioni prêt-à-porter stanno altrove.
Poi, forse, qui, nella pizza alla liquirizia di Anderson c’è più Cassavetes di quanto l’impasto altmaniano lasci supporre.
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