martedì 8 novembre 2016

Interludio romano






Mole sub exigua spectatur porticus ingens;
Cernitur in spatio semita longa brevi:
Quoque magis distant tanto maiora videntur
Quae sunt in proprio corpora parva loco.
Artis opus mirae; mundi fallentis imago;
Magna suis offert ipse pusillus, inops.
Magna, sed in speciem, capienti parvula fiunt;
Grandia sub coelo non nisi spectra manent.

Entro l'esigua mole, contempli un immenso loggiato
E in breve spazio scorgi un lungo cammino,
Dove quanto più lungi, compaiono tanto maggiori
Forme che minime sono a luogo loro proprio.
Artificio stupendo, figura del mondo fallace 
Che in sua pochezza suol mostrare gran cose,
grandi solo all'aspetto; raggiunte si fanno piccine:
Larva illusoria qui in terra è la grandezza.


Bernardino Spada

[Bib. Vat., Barb.Lat. 1005, 102]










Palazzo Barberini (1625-1633), facciata

Palazzo Barberini

Palazzo Barberini, scalone d'onore di Gian Lorenzo Bernini

Palazzo Barberini, scalone d'onore di Gian Lorenzo Bernini

Palazzo Barberini, scalone d'onore di Gian Lorenzo Bernini

Palazzo Barberini, scalone d'onore di Gian Lorenzo Bernini

Palazzo Barberini, portale che affaccia sull'atrio del primo piano

Gian Lorenzo Bernini (1598-1680), Busto di Urbano VIII (1632), particolare

Andrea Sacchi (1599-1661), La Divina Sapienza (1629-1633), particolare

Andrea Sacchi (1599-1661), La Divina Sapienza (1629-1633), particolare

Jacopino del Conte (1515-1598), Deposizione di Cristo nel sepolcro, particolare

Giuseppe Bartolomeo Chiari (1654-1727), Il carro del Sole (1693), particolare

Giovan Francesco Barbieri detto Guercino (1591-1666), Flagellazione di Cristo, particolare

Guido Reni (1575-1642), Maddalena penitente, particolare

Raffaello Sanzio (1483-1520), La Fornarina (1518-1519), particolare

Raffaello Sanzio (1483-1520), La Fornarina (1518-1519), particolare

Filippo Lippi (1406-1469), Annunciazione e due donatori, particolare

Lorenzo Lotto (1480-1556/1557), Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria, particolare

Annibale Carracci (1560-1609), Ritratto di giovane, particolare

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (1571-1610), Narciso (1597-1599), particolare

Guido Reni (1575-1642), Beatrice Cenci, particolare

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639)

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639), particolare

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639)

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639), particolare della fucina di Vulcano.

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639)

Pietro da Cortona (1596-1669), Trionfo della Divina Provvidenza (1632-1639)

Maniglione nel Salone di Palazzo Barberini


Portali del Salone di Palazzo Barberini, opera di Gian Lorenzo Bernini


Chiesa di Sant'Andrea al Quirinale (1658-1678), altare maggiore opera di Gian Lorenzo Bernini

Via dello Scalone (Quirinale)

Particolare della Transverberazione di santa Teresa d'Avila nella Cappella Cornaro (Chiesa di Santa Maria della Vittoria). Opera di Gian Lorenzo Bernini fra 1654 e 1652.

Matroneo della Chiesa dei Santi Quattro Coronati, edificato durante la ricostruzione di Pasquale II (XII sec).

Chiostro del 1120 presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati

Epigrafi poste sotto il porticato del chiostro duecentesco presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati

Madonna col bambino (XIV sec.) sulla parete absidale dell'Oratorio di santa Barbara presso il monastero dei Santi Quattro Coronati

Epigrafe posta sotto il porticato del chiostro duecentesco presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati

Chiostro del 1120 presso la Chiesa dei Santi Quattro Coronati

Pavimento cosmatesco della Chiesa dei Santi Quattro Coronati (XII sec.)

Grata e ruota del Monastero dei Santi Quattro Coronati, affidato alle monache di clausura agostiniane a partire dal 12 marzo 1564

Affreschi dell'Oratorio di San Silvestro presso il Monastero dei Santi Quattro Coronati: Storie di Costantino (1246)

Particolare degli affreschi dell'Oratorio di San Silvestro presso il Monastero dei Santi Quattro Coronati che raffigurano le Storie di Costantino (1246), anno in cui papa Innocenzo IV, da Lione, nella bolla Eger cui venia riaffermò la legittimità del dominio temporale della Chiesa ricordando proprio la sottomissione dell'imperatore Costantino all'atto della donatio a papa Silvestro del primo nucleo territoriale dello Stato papale.

Affreschi dell'Oratorio di San Silvestro presso il Monastero dei Santi Quattro Coronati: Storie di Costantino (1246)


Particolare degli affreschi dell'Oratorio di San Silvestro presso il Monastero dei Santi Quattro Coronati (1246)

Nartece della Chiesa dei Santi Quattro Coronati (XI-XII sec.)

Dal nartece della Chiesa Santi Quattro Coronati verso il cortile interno su cui si affacciano spazi sacri e residenziali

Ciborio di Arnolfo di Cambio (1293) e mosaico abside (IX sec.) della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere

La statua in marmo bianco di Santa Cecilia, capolavoro di Stefano Maderno (1570-1636), esposta sotto l'altare maggiore della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere

Cortile che affaccia sulla Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere. Il portico e il campanile risalgono al XII sec.  

Il campanile della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (XII sec.), eretto da papa Pasquale II. 

Particolare degli affreschi del Giudizio Universale di Pietro Cavallini (1273-1321) sulla controfacciata della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1295 circa) presso il Monastero delle Monache Benedettine

Particolare degli affreschi del Giudizio Universale di Pietro Cavallini (1273-1321) sulla controfacciata della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1295 circa) presso il Monastero delle Monache Benedettine

Particolare degli affreschi del Giudizio Universale di Pietro Cavallini (1273-1321) sulla controfacciata della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1295 circa) presso il Monastero delle Monache Benedettine
Particolare degli affreschi del Giudizio Universale di Pietro Cavallini (1273-1321) sulla controfacciata della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1295 circa) presso il Monastero delle Monache Benedettine

Particolare degli affreschi del Giudizio Universale di Pietro Cavallini (1273-1321) sulla controfacciata della Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere (1295 circa) presso il Monastero delle Monache Benedettine


Abside della Chiesa di Santa Maria in Trastevere con mosaici di Pietro Cavallini (1273-1321): Storie della Vergine

Mosaico con le Storie della Vergine di Pietro Cavallini (1273-1321) nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere

Abside della Chiesa di Santa Maria in Trastevere con mosaici di Pietro Cavallini (1273-1321): Storie della Vergine

Mosaico con le Storie della Vergine di Pietro Cavallini (1273-1321) nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere

Mosaico con le Storie della Vergine di Pietro Cavallini (1273-1321) nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere


Mosaico sulla facciata di Santa Maria in Trastevere con Maria in trono con bambino e dieci donne recanti lampade: otto accese, simbolo di verginità e due spente, tra le mani di donne velate. Il campanile risale alla prima metà del XII secolo.

Cappella Avila in Santa Maria in Trastevere, affidata nel 1678 al pittore reatino Antonio Gherardi con gusto berniniano e borrominiano: sul fondo, galleria prospettica che ingigantisce il dipinto di San Gerolamo (1686)

Cappella Avila in Santa Maria in Trastevere, affidata nel 1678 al pittore reatino Antonio Gherardi con gusto berniniano e borrominiano
Sul Ponte Fabricio (62-23 a.C.)

Lapide in Via Zucchelli

Cappella di Lucrezia della Rovere Colonna (1548) nella Chiesa della Trinità dei Monti : Assunzione della Vergine su disegno di Daniele da Volterra (1548-50)

Particolare della Deposizione dalla Croce di Daniele da Volterra (dopo 1546) nella Cappella Aldobrandini Bonfil in Trinità dei Monti
Nella cripta del Convento cappuccino dell'Immacolata Concezione (1732-1775)
Nella cripta del Convento cappuccino dell'Immacolata Concezione (1732-1775)

San Michele Arcangelo che caccia Lucifero di Guido Reni (1575-1642) nella Chiesa dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria (1626-1631)

Parete di sinistra della Cappella di San Bernardino affrescata da Pinturicchio fra il 1484 e il 1486 nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli
Benozzo Gozzoli, Sant'Antonio da Padova fra due donatori (1454-1458) nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli

L'altare della Madonna del rifugio (XV secolo) nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli


Scendendo la scalinata dell'Aracoeli, guardando la statua che raffigura Cola di Rienzo e l'Altare della Patria


In cima alla scala dell'Arce capitolina

Sulla piazza del Campidoglio












 















 


 


 








 




































































venerdì 28 ottobre 2016

Guillaume Lekeu per "Ma Loute" di Bruno Dumont

Questo brano è tutta la colonna sonora di Ma Loute, il nuovo film di Bruno Dumont. Non riesco ad immaginare scelta più azzeccata, ora per dare profondità emotiva agli sguardi di una giovane coppia fra le dune sul delta dello Slack, ora per contrappuntare le idealità di personaggi grotteschi che appartengono all'aristocrazia prossima al primo conflitto mondiale.
La pagina di Guillaume Lekeu - promessa della cerchia di Franck e di D'Indy che morì a soli ventiquattro anni - è di un wagnerismo tanto epigonico da rischiare di occultare una certa vena sincera ed affettuosa. Pare già il sogno di un mondo perduto, ma ancora senza drammi e senza turbate coscienze.


martedì 25 ottobre 2016

Leontyne Price canta "Madama Butterfly"





Tra le tante, anche la Butterfly con la voce (e che voce!). Impressionante nelle pagine più scopertamente drammatiche, la Price convoca qui le inflessioni da negro spirituals per cantare non il proprio dolore ma quello del motherless child. Ed ecco allora che le doti della vocalista di ferro concorrono a consegnare al pubblico, in consonanza con l'estetica naturalista, non 'una parte' ma il personaggio, o almeno una delle sue epifanie.
Punto di arrivo e non di partenza nella carriera di un soprano, Madama Butterfly offre all'interprete una tale quantità di occasioni per costruire musica e personaggio da rendere impossibile durante un'esecuzione dal vivo esaltarle tutte al grado massimo. Bisogna scegliere, trovare attraverso di esse un itinerario di senso, anche se tutte sono memorabili perché opera di un genio della musica e del teatro quale Puccini. Sono cose che possono apparire scontate a chi abbia dimestichezza con il capolavoro pucciniano eseguito dal vivo, ma non certo agli ascoltatori che conoscono la tragedia giapponese solo dalle incisioni in studio. Il microscopio offerto dagli studi di registrazione a noi - e prima ancora alle interpreti - è dunque preziosissimo ma fuorviante; quando si va (o si torna) in teatro, insomma, bisogna adottare "nuova religione". 

Già pensando a tener fiato per il finale, infatti, il soprano deve cominciare con un 'biglietto da visita' che sia di tutto rispetto (la salita alla collina), per convincere, tra l'altro, con le frasi lunghe ed estenuanti di «Che tua madre» cui segue il cannone del porto al termine del quale - come vuole la tradizione - se non scatta l'applauso (spontaneo, ça va sans dire) la Butterfly non va del tutto... in porto!

Link: https://www.youtube.com/watch?v=SrJuItTUfm0

lunedì 24 ottobre 2016

Neruda

«Solo l'essere che ha saputo scrivere
eviterà l'universale putrefazione:
di lui il Tempo conserverà intatte
solo le parole che avrà tracciato.»

(Le mille e una notte, Ms A, t. I, f. 4-t II, f. 4; Notti 28-69a)



lunedì 12 settembre 2016

Alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia


A pochi giorni di distanza dalla conclusione della 73esima Mostra del Cinema di Venezia, ecco qualche impressione su quattro titoli apparsi al Lido.
Voyage of Time: Life's Journey s'inserisce senza frazioni nella filmografia di Terrence Malick e, al tempo stesso, guarda a un lavoro come Samsara ben più che a Koyaanisqatsi. L'afflato panteistico del regista americano si dichiara qui nuovamente grazie all'uso sapiente del voice over. Il suo contrappunto con le immagini chiama, dunque, lo spettatore ad una partecipazione emotiva alla visione: una relazione che si nutre proficuamente tanto di sottintesi quanto di affettuosi appelli alla riflessione, al raccogliere ed al far propri interrogativi di abissale grandezza. Ed è qui che la dimensione autoriale trascende di gran lunga quella documentaristica; le immagini sono in massima parte di una bellezza capace di mozzare il fiato. Si tratta, insomma, di un approccio che pare richiamare quella «ineluttabile modalità del visibile» che è «pensiero attraverso gli occhi», come dichiara l'incipit del monologo joyciano di Stephen Dedalus.
La Natura contemplata da Malick è Madre di parto ben più che di voler matrigna, certo. E nella stranezza delle proprie forme e negli interrogativi che provoca ab origine (qui il dinosauro specchia la propria immagine nel riflesso dell'acqua, laddove in The Tree Of Life scopriva in sé la pietà), lo sguardo di Malick sui misteri dell'uomo e del Creato pare indirizzato soprattutto ai cinici che abitano un mondo nel quale il senso del Tutto pare essersi smarrito. Una lettera d'amore, personale e corale al tempo stesso.
Con Jackie, Pablo Larraín sembra proseguire un discorso intorno al potere e alla finzione - o meglio, alla rappresentazione del potere - cominciato con No (2012); e anche qui l'impiego di filmati originali si integra alla perfezione col girato, essendo giustificato a monte da una sceneggiatura impeccabile.
Un film funereo come pochi altri e che invece si conclude coi colori del musical; un lavoro al quale fa da cornice l'intervista rilasciata da Jacqueline Kennedy e tutta giocata tra realtà e finzione, verità da non concedere allo sguardo del pubblico ed immagine da continuare ad alimentare anche quando l'oggetto non è più il nuovo arredo della Casa Bianca ma l'assassinio del presidente.
Intorno a questa dialettica di opposti che si compenetrano a vicenda è costruita l'ossatura del film: e tra storia e rappresentazione s'intravede pure l'ambivalenza dei sentimenti della vedova per il marito non irreprensibile. Su tutto il viso di Natalie Portman con la sua eroica fragilità.





Se, tra humor e suspense, The Journey di Nick Hamm conferma il talento degli attori inglesi in un film ben scritto e che pare assai più pensato per la dimensione televisiva rispetto a quella cinematografica, Vangelo di Pippo Delbono, invece, soffre dei difetti tipici del lavoro di un drammaturgo che trova nel mezzo cinematografico i propri limiti al posto delle proprie risorse. E dire - forse a conferma di ciò - che la sceneggiatura è scritta con la mano consumata di chi sa calibrare tempi e temi. Ed il soggetto pure è materia d'interesse. La compassione, nell'accezione cristiana del termine, che Delbono prova per i profughi che giungono sulle nostre coste è messa in problematica relazione con le sacre scritture e la Passione di Cristo: il prendere su di sé i peccati del mondo è qui compartecipazione della sofferenza dei profughi e dello smarrimento dell'attore-autore.
Ma la presenza di corpo e parole di Delbono, che filma mentre è filmato (il metateatrale "dentro e fuori" per ribadire la verità fattuale), è così soverchiante da riuscire a discapito delle immagini compromettendo il risultato.